Curva Ottica

Si tratta di distorsioni ottiche o, se vogliamo, di illusioni ottiche. Esse suscitano domande sulla natura della percezione, cioè sul funzionamento del sistema occhio-cervello con cui noi percepiamo il mondo che ci circonda.

Introducing
Ataru Moroboshi & Noeyalin

lunedì, 22 gennaio 2007

::: Aperitivo con delitto:::
 
(degustazione suggerita: se vino rosso, un buon Negroamaro. Se superalcolico, un sempre valido Long Island Ice Tea)
 
Prendi una domenica sera qualunque, di un gennaio caldo umido. Cinque amici con sufficiente voglia di far girare le rotelle sui binari di un giallo, di pescare nel torbido. Ecco gli ingredienti giusti per un aperitivo con delitto. Servono poi quattro bravi attori, una buona storia e una masnada di investigatori dilettanti disposti a calarsi nei panni dei più grandi esperti del crimine. Nella stessa stanza vedrete riuniti, quindi, la onnipresente signora in giallo alias Jessica Fletcher e il sulfureo Alfred Hitchcock, il perspicace scrittore Ellery Quinn e il tragicomico ispettore Clouseau e il cotonatissimo duo di Miami Vice, i modernissimi profiler di Csi e il ghiotto Montalbano, lo spiegazzato tenente Colombo e il nevrotico ispettore Zenigata. Ogni gruppo di persone che prende parte alla serata dovrà tenere alto l’onore del personaggio che rappresenta. Dopo l’aperitivo, infatti, il locale diventa la scena di un crimine. I sospettati forniscono alibi perfetti e si destreggiano abilmente tra le domande dei vari gruppi investigativi, mentre una serie di indizi – referti autoptici, identikit e fotografie della scena del crimine – vengono distribuiti dal commissario che dirige le indagini. Sospetti, tracce, incongruenze, tutto fa brodo. Dovrete farvi guidare dal ragionamento e da un po’ di sano istinto per fare le domande giuste agli indiziati, scoprire i loro punti deboli, indovinare motivazioni e segreti dei sospettati, fino a inchiodare il colpevole, spiegando qual è l’arma del delitto e il movente dell’insano gesto. Il tutto in un rapporto da consegnare a 20 minuti dalla chiusura delle indagini.
Sono questi gli ingredienti di Un silenzioso assassino, aperitivo con delitto organizzato dalla compagnia teatrale “Gialli per caso” e ospitato dal bistrot Rest-Art a Roma.
Una serata diversa, fuori dalla solita routine di cena-cinema-a letto. Mettete via i luoghi comuni e calatevi nella parte. Noi, per esempio, ad un certo punto eravamo convinti che le nostre chiome si fossero immedesimate nelle cotonature di Don Johnson, visto che al nostro tavolo era stato assegnato il ruolo del dinamico duo di Miami Vice.
Se volete cotonarvi anche voi, avete ancora un’opportunità: il prossimo 4 febbraio si replica con un omicidio nuovo di zecca.
 
Nota a margine della serata: prima che si aprissero le macabre danze del delitto, si è svolto un aperitivo piuttosto concitato, durante il quale le signore più insospettabili stazionavano rapaci accanto al buffet attendendo che le cameriere arrivassero con il becchime, senza lasciare indizio del cibo appena posato sul tavolo. Praticamente una riedizione della piaga delle cavallette. E a noi? Le briciole…tanto che abbiamo pensato che l’aperitivo con delitto si riferisse a qualche povero affamato che, accecato da una carestia indotta, uccidesse qualche avventore per un rigatone (o CON un rigatone). Confidiamo nella buona volontà dei gestori del Rest-Art perché la prossima volta il buffet istighi meno all’omicidio e sia organizzato con più criterio.
 
Insomma, a mezzanotte, l’ora del mistero, avrete il vostro assassino. Noi ci siamo distinti con onore. Ora se volete tocca a voi…ma attenti al riconoscimento per gli investigatori più bizzarri (e scarsi): in palio c’è il “premio commissario Rex”…una bella museruola!
 

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 03:09 | link | commenti (8) |
serate diverse

domenica, 24 dicembre 2006

::: BUONE FESTE DALLA REDAZIONE DI CURVA OTTICA :::

(ci riposiamo un altro po', odiateci pure!)

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 12:54 | link | commenti (2) |

lunedì, 30 ottobre 2006

::: Io e te tre metri sotto il suolo :::

(degustazione suggerita: selezione di cinque passiti o di cinque novelli Nero d'Avola)

Ore otto di sera, camminando in un quartiere residenziale, sul marciapiede davanti ad un portone compare l'ennesima scritta romantica a caratteri cubitali dedicata, si suppone, a qualche donzella del palazzo.


l'illuminista: ecco, tu queste cose per me non le fai mai
il romantico: eh, vabbè, ma questa è roba da "io e te tre metri sopra il cielo"!


l'illuminista: e tu non vuoi essere il mio Scamarcio?
il romantico: ...


l'illuminista: ok, tu sei solo marcio.
il romantico: no, io sono solo Ska!


l'illuminista:  .......................
 
Nota bene: i nomi dei due protagonisti NON sono stati invertiti.

 

Ps: ritorna Curva Ottica! volete conoscere meglio queste due menti geniali? Presto sarete accontentati...

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 15:38 | link | commenti (21) |
frasi celebri

mercoledì, 27 settembre 2006

::: Lavori in corso:::

Curva Ottica tornerà presto...

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 02:31 | link | commenti (4) |

giovedì, 13 aprile 2006

::: Riso Verde Sbagliato o Fusilli Ottici :::

(degustazione suggerita: se bianco, un Fiano del discount Todis, se rosso, un Sirah, sempre del discount Todis)

 
Quest’oggi la redazione di Curva Ottica vi insegna a fare il Riso Verde. Per rendere la cosa indolore e meno noiosa, vi illustreremo la ricetta così come noi l’abbiamo sperimentata.
 
Casa di Noe, ora di cena, gorgoglio famelico dello stomaco, deserto dei Tartari nel frigo. SuperAtaru si dedica alla sua attività preferita in questi casi: passare in rassegna i tre fili d’erbetta che sono avanzati e inventarcisi una cena…la butta là. Non prima d’aver buttato tutti gli altri alimenti che se gli permettessimo ancora un giorno di permanenza in frigo, se ne uscirebbero con le loro gambe. Stavolta tocca ai funghi champignon che, dopo estenuante dibattito sul loro colorito più o meno sano, vengono cestinati…
 
Ataru riflette ancora un po’ e poi….
Atà: Noe facciamo il riso verde.
Noe: Uhm, bono! Dunque, il riso c’è, i piselli anche, sì, pure gli spinaci e le zucchine. Vai! Ah no, cavolo…mancano i funghi…
Silenziosi ed eloquenti sguardi….li ripeschiamo nella spazzatura? I funghi sono lì da due settimane, magari non è che ci vada molto di fare la lavanda gastrica dopo cena, anche se poi, insomma, l’ospedale è vicino, quindi volendo si può anche fare. Vabbè, rinunciamo ai funghi per una versione a ranghi di verdure ridotti del ghiotto risotto…
Atà: ora che ci penso gli spinaci surgelati, quelli a cubetti, sono noiosi da scongelare e non ho voglia di frullarli nel Minipimer perché poi “fanno tutti i fili” e intasano. 
Noe (solo col pensiero): miiiii quanto sei difficile!
Noe riapre l’infernale porta del frigo:…mah, guarda…visto che abbiamo rinunciato a funghi e spinaci…in cambio ti posso dare alcune zucchine e una melanzana mollacciona.
Ataru: allora mi esibirò in una creazione originale.
Noe (solo col pensiero): quando fa così meglio defilarsi. (Ad alta voce) Bravissimo! Ti adoro…ecco, magari nel frattempo io vado a farmi una bella doccia, che ne ho proprio bisogno!
 
Chef Atarù ai fornelli. Zucchine e melanzana in padella, con aggiunta di piselli surgelati, fondo di vino rosso avanzato.
Noe: nooooo i piselli noooo (da sotto la doccia, solo col pensiero)
Atà: ma perché no? Questi legumi verdini sono tanto carini.
Noe (solo col pensiero): sono scomodi da mangiare scappano ovunque…come si vede che a te poi i vestiti te li smacchia tua mamma!
 Ancora Atà ai fornelli. In frigo c’è anche un avanzo di formaggio brie. Il tocco di genio!
Ad Ataru il compito gravoso di girare il verdurame, e di schiacciarlo con forchetta e cucchiaio. Noe, che in cucina, come nella vita (forte! Manco a “La vita in diretta” tiran fuori espressioni così cool) non si fa mancare in comfort, consiglia di usare il Minipimer della coinquilina sarda.
La stessa che lascia in giro fettine equine grondanti sangue dentro i portapranzo.
Ma andiamo oltre, questa è una ricetta, non un film splatter.
 Ataru frulla il tutto e aggiunge a sorpresa il brie nell’impasto di verdure, invece di aggiungerlo alla fine. Dovete sapere che Ataru adora i primi piatti “cremosi”, nella sua cucina, la parola d’ordine è “cremoso”. E la Noe lo prende allegramente per i fondelli per questo. Bene, impasto pronto e cremoso, tocca al riso.
Atà: è ora di cuocere il riso.
Noe: Veramente è ora tarda…Senti io c’ho fame. Niente riso, andiamo di fusilli. 
Ataru concorda, il riso ci mette troppo a cuocere, per sopravvivere fino alla trionfale realizzazione del piatto, nel frattempo è consigliato un aperitivo a base di estrusi di mais al formaggio. Aggiunto un po’ di burro e spruzzato ben benino di parmigiano, il piatto è pronto.
Resta l’assaggio. Squisito.
E’ nato il riso verde. Ehm no, ci dicono dalla regia che in realtà sono nati i
 i FUSILLI OTTICI!
 
Ricetta del Riso verde cheperòc’haripensatoeoraèdiventato Fusilli Ottici
 
Ingredienti:
 
4/5 funghi champignon dal colore equivoco
2 cubetti di spinaci surgelati
piselli surgelati q.b.
2 zucchine
mezza melanzana molliccia
riso
fusilli
un rimasuglio di formaggio brie
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
un fondo di bottiglia di vino rosso
olio
sale
 
Tempo di preparazione:
 
Se invece di fare la procedura “Riso verde cheperòc’haripensatoeoraèdiventato Fusilli Ottici” fate direttamente i fusilli, ci mettete una ventina di minuti!
 
Grado di difficoltà:
 
Alto, perché mentre cucinate dovrete anche riprodurre i dialoghi sopra riportati, altrimenti la ricetta non ha quel sapore di vittoria sulla casualità del Fato Frigorifero.
 
Preparazione:
 
Innanzitutto procedete alla valutazione della vitalità dei funghi e decidete di cestinarli. Decidete poi che ci vuole troppo tempo a scongelare gli spinaci. Ravanate nel frigo fino a trovare le zucchine e la melanzana molliccia. Tagliate il tutto a piccoli pezzi e buttate in padella con un cucchiaio d’olio, aggiustate di sale, a metà cottura aggiungete il fondo di vino e infine unite i piselli. Intanto fate bollire l’acqua salata per il riso. Poi decidete che il riso ci mette troppo a cuocere, voi avete fame e quindi buttate i fusilli. Quando le verdure sono cotte, ponetele in una terrina, dove le schiaccerete con un cucchiaio (se le si vuole tritare più finemente, utilizzare il minipimer della coinquilina sarda…ma anche calabrese andrà bene). Al composto caldo così spiaccicato, aggiungete il rimasuglio di brie e mescolate, in modo che ne risulti una salsa omogenea e soprattutto CREMOSA. Saltate i fusilli in padella con la salsa e infine spolverate il tutto con il parmigiano….bon apetit!

 

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nel piatto

mercoledì, 08 febbraio 2006

::: L'affascinante percorso di Monsieur Zandò :::

(degustazione suggerita: bianco di Solopaca, volendo anche quello del supermercato, perchè è buono)

Prendete un venerdì sera. Uscite dal lavoro in cerca della meritata quiete d’aperitivo al fine settimana. Caracollando via da piazza Navona, inalate vita molle romana a grandi respiri, stanchi dentro qualche vietta e negli occhi le luci di qualche ristorante tipico, tranne quello spagnolo che, certo, ha pur sempre il suo fascino. Un portone e un ingresso stretto ma ben illuminato. Un chiostro si apre davanti a voi, luce da una porta che si apre sul cortile e in alto un blu che va scurendo sopra la città, e anche lì fuori dal mondo. Una porta a vetri, caldo dentro. Un uomo vi viene incontro. “Domani alle 10 prenderò un treno per Parigi. Parto subito, in modo  da non avere il tempo di ripensarci”. Gira sui tacchi e se ne va, forse a prepararsi per la partenza imminente, col suo naso importante, Nappo di Cane (per l’appunto aveva il naso da cane) o Zandò, per gli amici. Non tornerà più dalla Francia. Vi lascia così, davanti a corridoi di tele. Di un italiano impressionista a Parigi. Come sussurra il titolo della mostra a lui dedicata a Roma. A lui, a Federico Zandomeneghi questa didascalia da accademici non sarebbe certo piaciuta. Ne avrete la certezza assoluta dopo aver scorso le sue lettere, parte integrante del percorso espositivo che vi guida nelle luci, nei colori e soprattutto nelle case e tra le donne della Parigi degli abusatissimi impressionisti. Un vero salto nel passato con una guida d’eccezione, questo Zandò che non ama le chiacchiere, ma dice pane al pane sui francesi, i colleghi, l’arte e tirare avanti in una città straniera, da italiano. Ecco perché Zandomeneghi rapisce, affascina, stupisce. Quanto stupefacente (e da italiani, diremmo) è il non sapere che tra gli impressionisti c’era uno dei nostri. Non tanto per campanilismo, quanto perché davvero questo tipo era uno in gamba.

“Ecco cosa è successo di me e come sono andate le cose.
Con Degas ci si vede raramente per evitare discussioni e poi questo grande artista è diventato un bel borghesone grasso e rosso che non frequenta piú che la società per bene.
Vedi fatalità; gli artisti che conosco sono divisi in due campi ben definiti. Gli uni reazionari a oltranza detestano l'Italia moderna e sognano il ritorno del Medio Evo con un Papa sovrano come solo rappresentante della grandezza passata dell'arte. Gli altri sono anarchici piú o meno convinti e piú bischeri ancora dei primi”.

Prendete un venerdì sera di gennaio. Decidete di parcheggiare la macchina e partire con il primo autobus alla volta del Chiostro del Bramante. Il freddo rende le luci ancora più soffuse, piazza Navona battuta dal solito vento gelido che una volta dava vigore ad incredibili battaglie navali. Incrociate con lo sguardo il caffè della Pace, proseguite, ed andate a trovare Zandò. Lui, dal cognome che più veneziano non si può. Ti aspetteresti le solite gondole del Canaletto e invece inizi il viaggio di quest’uomo, partendo dalla Toscana e dalla “macchia”. Un veneziano macchiaiolo, che un giorno, come già detto, scappa a Parigi e tanti saluti. A Montmartre, il quartiere degli artisti, dove sennò? Disegna i figurini per le riviste di moda, gli atelier, i teatri, si guadagna da vivere, ma intanto assorbe lo spirito impressionista e tipicamente francese. E il tratto cambia. Noi, Zandomeneghi, non lo conoscevamo, è il classico nome difficile che il libro di arte tende a bypassare, e se non lo fa lui, lo fai tu. C’è gente tipo Monet, Manet, Renoir, Degas. I quattro moschettieri, facile ricordarseli. E lui? Lui è l’antidivo, e lo specifica nelle lettere agli amici Bindi e Diego Martelli. A lui dipingere serve per guadagnarsi il pane, anzi le mele che dipinge per le nature morte, altro che gloria. Che come lui stesso dice, la natura morta è utile, perché dopo aver finito il quadro, le mele, te le mangi. Eppure finisce ad esporre insieme a Pissarro, Degas e altri mostri sacri dal cognome accentato e tipicamente gallico. Una sala dopo l’altra, è come viaggiare con lui. Partire per un lungo viaggio dentro l’aria frizzantina di Parigi, nel boudoir con le donnine, incipriate e vestite, dall’espressione fotografata nell’attimo prima di uscire, o nude, senza pudore, mentre si asciugano, si lavano, si vestono. E le modiste, tema assai caro per frequentazione costante, i vasi di fiori, coloratissimi, le coppie sul greto della Senna. Insomma, il buon Nappo di Cane, dipinge di tutto, tutto quello che il vampiro mercante d’arte che lo tiene in scacco (lo schiavista, lo definisce nelle sue lettere) gli fa pennellare. Alcuni quadri sembrano prodotti in serie. E quella modella dai capelli rossi che ricorre spesso, ti fa quasi pensare che il Nostro avesse una passione per lei, neanche tanto celata. E forse la aveva per le donne in genere. Che a Parigi,  tra modiste e ballerine, un pittore donnaiolo non stonerebbe. Ma sono impressioni. Suggestioni che ti dà la mostra. Fino ai primi del Novecento, quando sia lui che l’amico Degas sono prossimi alla fine. Eppure Zandò è famoso, rilascia interviste, sparla degli italiani “camorristi” e continua il suo ruolo di artista scomodo e inviso ai colleghi aldiquà delle Alpi. L’ultimo periodo si barcamena tra colori esotici e paesaggi alla Gauguin e strizza l’occhio a un altro grande amico e pittore illusionista (ci piace definirlo così, magari è artisticamente una bestemmia): Toulouse-Lautrec.
Zandomeneghi, un veneziano tra gli impressionisti, si diverte, tramite la sua fitta corrispondenza, a prenderti in giro anche durante la camminata tra le sue opere. Perché a lui, che lo si chiamasse “impressionista”, dava fastidio. O almeno così, ha voluto farci intendere.

Un incantatore, Zandò. Ed è un peccato non andarlo a conoscere.

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 13:49 | link | commenti (11) |
curva ad arte

martedì, 24 gennaio 2006

::: C'è del marcio in Danimarca! Anzi no, è qui!:::

 (degustazione suggerita: una birra chiara, ma va bene anche un succo di frutta alla pesca)

 

 Per voi che sentite il Bisogno di una luce che vi guidi nell'oscuro mondo della musica. Per voi siete sempre alla ricerca di nuove perle sonore, oggi nasce "Noi ve l'avevamo detto". Confortati da grandi capacità chiromantiche, ogni volta che una congiunzione astrale favorevole metterà sul nostro cammino un futuro tormentone/mito/boyband erede dei santi Beatles e Take That/potenziale rivale di Britney Spears/ risposta italiana a Eminem noi ve lo riveleremo, per condividere con Voi la Verità (quanto vi vogghiamo bbbene?) e salvarvi dalle ansie causate dal non sapere per tempo quale popstar appiccicare su poster in cameretta (nonché far diventare oggetto dei vostri più torbidi desideri).
Dunque, oggi iniziamo questo cammino verso la Rivelazione, con uno che per noi è già un mito del trash…
 
Lo sentirete la prima volta e non vi dirà assolutamente niente, proverete giusto un po' di fastidio. Lo sentirete la seconda volta e tenterete di capire che lingua parla. Romagnolo. Direte voi. Perché attacca tutte le parole e fa le "s" come le "sg". A quel punto non ve ne siete accorti ma siete già prigionieri di un Mondo Marcio.
Lui è un bambiiiiino e ve lo ripeterà fino allo sfinimento in "Dentro una scatola", il singolo   che ci ha fatto pensare "ma chi è quel produttore suicida che investe soldi per far cantare questo qui"? Eppure lui canta, perché l'ha salvato il rap. Perché lui è un davvero cattivo.
Lo dice la bibbia di Mondo Marcio (al secolo Gianmarco Marcello, nome ancorchè allitterante): Nasce  in una città non facile, da una famiglia non facile. Allora ci pensa la strada ad accoglierlo, e lui cresce lì, assieme agli altri fra' e tra mille visite agli assistenti sociali (i fra' sono i fratelli, sono gli amici che, "marci" come lui, condividevano con lui la strada).
E poi, c'era la droga. Da fumare e da vendere.
In una città così, da lui ribattezzata "la città del fumo", una città senza speranza, dove distinguersi è impossibile, dove annullarsi è fin troppo facile, solo la musica poteva salvarlo.
E per fortuna c'era il rap.
Saremmo addirittura disposti a comprarci il cd di questo fantastico rapper solo per sapere chi è quel genio che ha vergato una biografia così devota. Tant'è, per ora ci limitiamo a diffondere il verbo di questo frutto dei sobborghi milanesi in salsa Casadei, direttamente trapiantato in un video che fa nero e fa Harlem, con la pezzuolina in testa, le mani che fanno yò yò un ritmo di sottofondo che sentirete solo al quarto ascolto, ma che sovverte la vostra mente sin dal primo incontro, per farvi vivere in questo Mondo Marcio.
 
Frà avvisato, mezzo salvato. Yò frà!

  • Curiosità:  il nuovo album Solo un uomo, uscirà il 27 gennaio.  Chi volesse avere un incontro ravvicinato può farlo!

- Venerdì 27 gennaio

 Dalle 14 TRL piazza Duomo - MIlano

 Dalle 18 Messaggerie Musicali - Milano

 In serata al Rolling Stone per lo showcase

 - Venerdì 10 febbraio, orario da stabilire
Roma Messaggerie Musicali

 - Sabato 11 febbraio, ora da stabilire
Napoli Feltrinelli

 - Venerdì 17 febbraio, dalle 18
Milano Feltrinelli Piazza Piemonte

  ·         Special Thanks: www.mondomarcio.it

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 16:12 | link | commenti (26) |
noi ve lavevamo detto

sabato, 24 dicembre 2005

::: BUONE FESTE DALLA REDAZIONE DI CURVA OTTICA :::

(torniamo torniamo, non vi preoccupate...)

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 16:13 | link | commenti (8) |

mercoledì, 23 novembre 2005

::: La birreria fuori dal tempo e le opinioni a confronto :::

( degustazione suggerita: birra Peroni o per chi preferisce vino, un ottimo Gewürztraminer )

Cari pazienti lettori, inauguriamo oggi un'altra rubrica di questo blog. Non siamo puntuali con le scadenze, ce ne scusiamo, speriamo però che valga la pena aspettare e centellinare le nostre proposte. Visto che molto spesso siamo in giro per locali, abbiamo pensato di unire l'utile al dilettevole, e raccontarvi sia com'è il locale, sia farvi confrontare il punto di vista di Ataru con quello di Noeyalin. Una sorta di esercizio non solo di stile, ma anche di visione del mondo. Insomma da una mangiata alla psicanalisi, il passo è più breve di quello che si pensi.

La Redazione di Curva Ottica.

SECONDO ATARU

Roma. Nove di sera. Interno di una delle birrerie storiche della capitale: la birreria Peroni. Chiamami Peroni, sarò la tua bionda. A dir la verità le due gemelle che conducono il locale, legittime eredi della famiglia di mastri birrai più famosa d'Italia, non sono bionde. Diciamo anzi che sono piuttosto canute. I tavoli sono semplici, ti fanno pensare alla casa della nonna. E non è un caso che mia nonna abitasse proprio nel palazzo accanto. Tovaglie a quadretti rossi, mobili accumulati tra i primi novecento e gli anni cinquanta, atmosfera che rende bene l'idea del tipo di menù delle gemelle. Tradizione romana alternata a prelibati piatti tirolesi, tipo il gulasch. La Noe è prima perplessa, poi accattivata dalla gentilezza di una delle due donnine, quella che serve ai tavoli. L'altra, più burbera, è in cucina. La cucina è una cucina normale. Non quella di un ristorante. Sono in due, non hanno bisogno di nessun altro.  C'è da dire che io sono qui per i wurstel austriaci, tedeschi, tirolesi o quello che sono. Essi mi aspettano e io non posso davvero deluderli. Ma prima, pane di segale e zuppa d'orzo, altro che i cereali del Mulino Bianco. Persino il cucchiaio di plastica trasparente nella formaggiera mi ricorda l'infanzia. La signora insiste per portare un piatto pulito alla Noe, e sia, zuppa per tutti. Poi i miei due weiss-wurstel, quelli chiari, aromatizzati alle erbe, con patatine al forno. Sapori di Berlino e torno felicemente indietro di dieci mesi, in quel bistrot tipicamente tedesco, un pranzo consumato quasi alle cinque di pomeriggio, molto a Est e poco a Ovest. La Noe alle prese con la specialità della casa, la scaloppa all'arancia. E' squisita, è, come spoetizzo io, un pollo al limone cinese, più buono all'ennesima potenza. E intanto innaffio tutto con la birra di casa, la Nastro Azzurro, che qui sembra più buona, o forse lo è davvero. E mentre notiamo i primi addobbi natalizi, arriva anche la torta di cioccolato fondente e nocciole. Artigianale quanto divina, quanto anche un po' pesantuccia. Limoncello offerto. Servizio da pascià, sorrisi gratuiti e genuini, prezzo assolutamente modico. Questa è la favola di un posto senza tempo. Seguirà spostamento e ispiratissima sfida a stecca. 

SECONDO NOEYALIN

(atmosfere che manco Dickens) Era una sera buia e fredda. Nella landa deserta di gente un calore caldo veniva da una Birreria. Rifugiarsi dentro fu un attimo, che in realtà non ci si era capitati poi tanto per caso: dopo aver spulciato qualche situzzo “giusto” e aver scartato tutta una serie di ristoranti e locali, facendo una panoramica ideale sulla cucina mondiale e quanto ci offriva, la dolce tre quarti s’era fatta venir voglia di cibo tirolese. L’assecondai. Stanca e infreddolita mi trascinai fino ai quadretti bianchi e rossi d’una tovaglia che ricopriva uno scarno tavolinetto di legno. Tentai d’indovinare e schivare quella delle due sorelle – padrone della storica Birreria – che Ataru mi aveva detto essere un’arpia. Intanto lui snocciolava aneddoti su aneddoti: insomma, quel suo modo di sbrodolare parole, che di solito io mi risveglio quando assume un tono interrogativo e tremo all’idea che m’abbia fatto una qualche domanda che certamente non ho sentito. Piccola e infreddolita com’ero, con lui che raccontava della nonna e di quando era bambino (mi pare che parlasse di questo, ma non ne sono certa…magari parlava della nonna del suo vicino di casa che è ancora un bambino e gli rompe le scatole perché sa che lui i bambini non li sopporta), pensavo solo alla mamma. Sì, perché io adoro l’indipendenza dello stare da sola, ma ci sono delle sere che vorrei tanto arrivare a casa e trovarci la mamma. Magari intenta ai fornelli.

Per fortuna ci toccò in sorte la sorella buona, che ogni volta che ci serviva le portate diceva grazie lei, che si preoccupava perché io non avevo preso il primo e aveva insistito per portarmi un piatto e un cucchiaio per defraudare Ataru della metà della sua bella zuppa d’orzo. In effetti, fu sufficiente un assaggino per sentire quel sapore di mamma. Non che io dia morsi a mia madre, ma quel sapore che poco ha a che fare con gli artifici alimentari dei ristoranti normali. Insomma…in quel legno scuro, con i vecchi poster pubblicitari della Birra alle pareti -  tra cui rinvenni anche stelle a 5 punte, che da quando ho letto Dan Brown non son più la stessa – lo stomaco si rincuorò, il cuore mangiò aria di casa e sera tranquilla. Riuscimmo nella notte buia per andare a giocare la nostra miglior partita di biliardo. Sarà stata la birra che non bevvi.

(Questo post è stato scritto unicamente per far uso smodato di un tempo ch’io amo molto, il passato remoto.)

 

Distorto dalla redazione di AtaruMoroboshi a 16:44 | link | commenti (19) |
nel piatto

venerdì, 28 ottobre 2005

La AtaNat Killers s.p.a.
presenta


Tanto per rimanere in linea con la nostra filosofia Albano&Romina™, ci teniamo a condividere con il nostro amato pubblico un panino e un bicchiere di vino….ehm…no, scusate, mi sono distratta. Dicevo: ci teniamo a condividere con voi i nostri più reconditi pensieri, carichi d’amore e d’armonia. Ecco qui un utilissimo ottalogo (non volevamo strafare, quindi abbiamo rinunciato al decalogo) delle felici intuizioni dell’uno e dell’altra in merito ad un argomento che è spesso oggetto dei nostri discorsi da innamorati. Ecco a voi

::: Otto modi per ucciderlo/la (o fargli molto male) :::

( degustazione suggerita: Corvo rosso, perchè nel nome evoca un'iconografia noir - e anche western- , nel colore il rosso scuro del sangue, nei fatti un ottimo vino - da scioglierci dentro un po' di veleno, all'occorrenza )

Quattro per lui e quattro per lei. Chè qui vige la parità dei sessi. Senza esclusione di colpi, s’intende.

PER LUI

MODALITA' FRITTATA: Camminando sul marciapiede, con la scusa che sennò potrebbero scipparvi la borsa, farlo mettere da lato della strada. Non appena si intravede all'orizzonte un fuoristrada (ma va bene anche una panda, a seconda della stazza della vittima), spingerlo   in modo distratto, ma deciso, di sotto.

MODALITA' ARROSTO 1: Organizzare una cenetta romantica e chiedergli dolcemente di accendere le candele. Non è una soluzione definitiva, ma come piccola lezione va benissimo. Perché le ustioni saranno inevitabili: non si è accorto che avete precedentemente tagliato   lo stoppino. Visto che è troppo impegnato a divertirsi facendo sciogliere la cera.

MODALITA' ARROSTO 2: Quando lo vedete con la sigaretta in bocca, prendere l'abitudine di togliergli l'accendino di mano e accendere al posto suo. Un gesto carico di fascino, penserà lui. Fin quando non gli brucerete le sopracciglia perché – ops!- avete inavvertitamente regolato al massimo la fiamma.

MODALITA' "OGNUNO HA LE PROPRIE IDEE": Portarlo a pranzo dai genitori. Entrambi sindacalisti. Rigorosamente ex-Dc. Se vostro padre è stato metalmeccanico/sindacalista per 30 anni è meglio (son quelli più arrabbiati). Far cadere la conversazione sulla politica. Convinto delle sue idee non potrà fare a meno di ammettere che alle ultime elezioni:
a) non ha votato
b) ha votato per Rifondazione Comunista
c) ha votato per Berlusconi
In ogni caso, è spacciato. Si ritroverà con la ciotola degli spaghetti in testa, presto lanciata dalla mamma, e con il babbino che lo guarda scuro in volto. Il che non fa presagire niente di buono.

PER LEI

MODALITA’ APE PIAGGIO: di realizzazione non proprio semplice, è però estremamente efficace. Individuate un’Ape Piaggio carica di vecchi elettrodomestici e pensili da cucina. Assicuratevi anche che nei dintorni ci siano un paio di rigattieri napoletani imbranati che caricano le ultime suppellettili sull’affaticato mezzo di locomozione, facendolo ondeggiare paurosamente. Dovrete poi soltanto darle un motivo di foga. Ha fame? Lì accanto c’è un ottimo Burger King. Ha voglia di fare shopping? Nei pressi del marciapiede ove l’Ape oscilla, c’è Zara, tre piani di universo femminile dalla testa ai piedi. Il gioco è fatto. Aspettate soltanto il momento giusto, lasciatela passare lì davanti e i maldestri napoletani, muniti di Ape traballante e fornelli a gas, faranno il resto.

MODALITA’ BUONANOTTE: siete nel bel mezzo di un saluto romantico, ma lei vi chiede di infilarle il pigiama. E’ il momento giusto. Dopo averle infilato i pantaloni ed averla distratta facendole fare matte risate, passate alla maglia. Cominciate dalla testa, e intanto bloccate le sue braccia con la scusa che sennò le maniche non entrano. Insistete con la maglia su naso e bocca. Ora potete soffocarla. E buonanotte.

 MODALITA’ ALESSANDRO VOLTA: questa è un po’ costosa, ma potete approfittare di qualche ricorrenza particolare, tanto poi magari il regalo potrete comodamente riportarvelo via. Regalatele un oggetto tecnologico, ad esempio un bel lettore dvd. Siate cortesi e cavalieri, dite che la aiuterete a collegare tutti i fili, i  cavi e le SCART e aggiungete “anche perché sennò tu potresti fare casino”. Avrete così solleticato il suo ego femminile: lei vi dirà che è capace anche da sola e che non ha bisogno di un misogìno come voi.  Ergo, potrete tranquillamente stare a guardare le operazioni di collegamento. E le scariche elettriche che subirà la poverina - che in barba alle istruzioni - sbaglierà tutti gli attacchi dei cavi.

MODALITA’ ALEXANDER: prende il nome dalla sedia di Ikea ® illustrata a fianco. Siete al buio, magari sul letto, rilassati, sembra impossibile che possiate inventarvi qualcosa. Eppure…
Sistemate con cura la sedia, che ha le gambe in acciaio, in corridoio. Mettetela di profilo, come sta di solito, ma più sporgente. Poi, inventate una scusa, chessò: amore, hai dimenticato le chiavi fuori dalla porta di casa! Lei scatterà dal letto, senza curarsi di infilare le pantofole, si involerà al buio verso la porta di casa, passando ovviamente dal corridoio. E la zampa posteriore della vostra Alexander, si porrà esattamente tra due dita del piedino della fanciulla. Urla e dolore lancinante, saranno nulla in confronto all’inattività dei dieci giorni successivi. Niente stressanti passeggiate, lei a letto presto. A voi resta solo da decidere se è meglio una birra o la Playstation.

ps. vuoi ucciderlo/la in modo originale e blogghicamente trendy? Rivolgiti alla AtaNat Killers s.p.a.

Distorto dalla redazione di CurvaOttica a 14:01 | link | commenti (26) |
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