Si tratta di distorsioni ottiche o, se vogliamo, di illusioni ottiche.
Esse suscitano domande sulla natura della percezione, cioè sul funzionamento del sistema occhio-cervello con cui noi percepiamo il mondo che ci circonda.
Introducing
Ataru Moroboshi & Noeyalin


::: BUONE FESTE DALLA REDAZIONE DI CURVA OTTICA :::
(ci riposiamo un altro po', odiateci pure!)

::: Io e te tre metri sotto il suolo :::
(degustazione suggerita: selezione di cinque passiti o di cinque novelli Nero d'Avola)
Ore otto di sera, camminando in un quartiere residenziale, sul marciapiede davanti ad un portone compare l'ennesima scritta romantica a caratteri cubitali dedicata, si suppone, a qualche donzella del palazzo.
l'illuminista: ecco, tu queste cose per me non le fai mai
il romantico: eh, vabbè, ma questa è roba da "io e te tre metri sopra il cielo"!
l'illuminista: e tu non vuoi essere il mio Scamarcio?
il romantico: ...
l'illuminista: ok, tu sei solo marcio.
il romantico: no, io sono solo Ska!
l'illuminista: .......................
Nota bene: i nomi dei due protagonisti NON sono stati invertiti.
Ps: ritorna Curva Ottica! volete conoscere meglio queste due menti geniali? Presto sarete accontentati...
::: Lavori in corso:::
Curva Ottica tornerà presto...

::: Riso Verde Sbagliato o Fusilli Ottici :::
(degustazione suggerita: se bianco, un Fiano del discount Todis, se rosso, un Sirah, sempre del discount Todis)

::: L'affascinante percorso di Monsieur Zandò :::
(degustazione suggerita: bianco di Solopaca, volendo anche quello del supermercato, perchè è buono)
Prendete un venerdì sera. Uscite dal lavoro in cerca della meritata quiete d’aperitivo al fine settimana. Caracollando via da piazza Navona, inalate vita molle romana a grandi respiri, stanchi dentro qualche vietta e negli occhi le luci di qualche ristorante tipico, tranne quello spagnolo che, certo, ha pur sempre il suo fascino. Un portone e un ingresso stretto ma ben illuminato. Un chiostro si apre davanti a voi, luce da una porta che si apre sul cortile e in alto un blu che va scurendo sopra la città, e anche lì fuori dal mondo. Una porta a vetri, caldo dentro. Un uomo vi viene incontro. “Domani alle 10 prenderò un treno per Parigi. Parto subito, in modo da non avere il tempo di ripensarci”. Gira sui tacchi e se ne va, forse a prepararsi per la partenza imminente, col suo naso importante, Nappo di Cane (per l’appunto aveva il naso da cane) o Zandò, per gli amici. Non tornerà più dalla Francia. Vi lascia così, davanti a corridoi di tele. Di un italiano impressionista a Parigi. Come sussurra il titolo della mostra a lui dedicata a Roma. A lui, a Federico Zandomeneghi questa didascalia da accademici non sarebbe certo piaciuta. Ne avrete la certezza assoluta dopo aver scorso le sue lettere, parte integrante del percorso espositivo che vi guida nelle luci, nei colori e soprattutto nelle case e tra le donne della Parigi degli abusatissimi impressionisti. Un vero salto nel passato con una guida d’eccezione, questo Zandò che non ama le chiacchiere, ma dice pane al pane sui francesi, i colleghi, l’arte e tirare avanti in una città straniera, da italiano. Ecco perché Zandomeneghi rapisce, affascina, stupisce. Quanto stupefacente (e da italiani, diremmo) è il non sapere che tra gli impressionisti c’era uno dei nostri. Non tanto per campanilismo, quanto perché davvero questo tipo era uno in gamba.
“Ecco cosa è successo di me e come sono andate le cose.
Con Degas ci si vede raramente per evitare discussioni e poi questo grande artista è diventato un bel borghesone grasso e rosso che non frequenta piú che la società per bene.
Vedi fatalità; gli artisti che conosco sono divisi in due campi ben definiti. Gli uni reazionari a oltranza detestano l'Italia moderna e sognano il ritorno del Medio Evo con un Papa sovrano come solo rappresentante della grandezza passata dell'arte. Gli altri sono anarchici piú o meno convinti e piú bischeri ancora dei primi”.
Prendete un venerdì sera di gennaio. Decidete di parcheggiare la macchina e partire con il primo autobus alla volta del Chiostro del Bramante. Il freddo rende le luci ancora più soffuse, piazza Navona battuta dal solito vento gelido che una volta dava vigore ad incredibili battaglie navali. Incrociate con lo sguardo il caffè della Pace, proseguite, ed andate a trovare Zandò. Lui, dal cognome che più veneziano non si può. Ti aspetteresti le solite gondole del Canaletto e invece inizi il viaggio di quest’uomo, partendo dalla Toscana e dalla “macchia”. Un veneziano macchiaiolo, che un giorno, come già detto, scappa a Parigi e tanti saluti. A Montmartre, il quartiere degli artisti, dove sennò? Disegna i figurini per le riviste di moda, gli atelier, i teatri, si guadagna da vivere, ma intanto assorbe lo spirito impressionista e tipicamente francese. E il tratto cambia. Noi, Zandomeneghi, non lo conoscevamo, è il classico nome difficile che il libro di arte tende a bypassare, e se non lo fa lui, lo fai tu. C’è gente tipo Monet, Manet, Renoir, Degas. I quattro moschettieri, facile ricordarseli. E lui? Lui è l’antidivo, e lo specifica nelle lettere agli amici Bindi e Diego Martelli. A lui dipingere serve per guadagnarsi il pane, anzi le mele che dipinge per le nature morte, altro che gloria. Che come lui stesso dice, la natura morta è utile, perché dopo aver finito il quadro, le mele, te le mangi. Eppure finisce ad esporre insieme a Pissarro, Degas e altri mostri sacri dal cognome accentato e tipicamente gallico. Una sala dopo l’altra, è come viaggiare con lui. Partire per un lungo viaggio dentro l’aria frizzantina di Parigi, nel boudoir con le donnine, incipriate e vestite, dall’espressione fotografata nell’attimo prima di uscire, o nude, senza pudore, mentre si asciugano, si lavano, si vestono. E le modiste, tema assai caro per frequentazione costante, i vasi di fiori, coloratissimi, le coppie sul greto della Senna. Insomma, il buon Nappo di Cane, dipinge di tutto, tutto quello che il vampiro mercante d’arte che lo tiene in scacco (lo schiavista, lo definisce nelle sue lettere) gli fa pennellare. Alcuni quadri sembrano prodotti in serie. E quella modella dai capelli rossi che ricorre spesso, ti fa quasi pensare che il Nostro avesse una passione per lei, neanche tanto celata. E forse la aveva per le donne in genere. Che a Parigi, tra modiste e ballerine, un pittore donnaiolo non stonerebbe. Ma sono impressioni. Suggestioni che ti dà la mostra. Fino ai primi del Novecento, quando sia lui che l’amico Degas sono prossimi alla fine. Eppure Zandò è famoso, rilascia interviste, sparla degli italiani “camorristi” e continua il suo ruolo di artista scomodo e inviso ai colleghi aldiquà delle Alpi. L’ultimo periodo si barcamena tra colori esotici e paesaggi alla Gauguin e strizza l’occhio a un altro grande amico e pittore illusionista (ci piace definirlo così, magari è artisticamente una bestemmia): Toulouse-Lautrec.
Zandomeneghi, un veneziano tra gli impressionisti, si diverte, tramite la sua fitta corrispondenza, a prenderti in giro anche durante la camminata tra le sue opere. Perché a lui, che lo si chiamasse “impressionista”, dava fastidio. O almeno così, ha voluto farci intendere.
Un incantatore, Zandò. Ed è un peccato non andarlo a conoscere.

::: C'è del marcio in Danimarca! Anzi no, è qui!:::
(degustazione suggerita: una birra chiara, ma va bene anche un succo di frutta alla pesca)
Per voi che sentite il Bisogno di una luce che vi guidi nell'oscuro mondo della musica. Per voi siete sempre alla ricerca di nuove perle sonore, oggi nasce "Noi ve l'avevamo detto". Confortati da grandi capacità chiromantiche, ogni volta che una congiunzione astrale favorevole metterà sul nostro cammino un futuro tormentone/mito/boyband erede dei santi Beatles e Take That/potenziale rivale di Britney Spears/ risposta italiana a Eminem noi ve lo riveleremo, per condividere con Voi la Verità (quanto vi vogghiamo bbbene?) e salvarvi dalle ansie causate dal non sapere per tempo quale popstar appiccicare su poster in cameretta (nonché far diventare oggetto dei vostri più torbidi desideri).
Dunque, oggi iniziamo questo cammino verso la Rivelazione, con uno che per noi è già un mito del trash…
Lo sentirete la prima volta e non vi dirà assolutamente niente, proverete giusto un po' di fastidio. Lo sentirete la seconda volta e tenterete di capire che lingua parla. Romagnolo. Direte voi. Perché attacca tutte le parole e fa le "s" come le "sg". A quel punto non ve ne siete accorti ma siete già prigionieri di un Mondo Marcio.
Lui è un bambiiiiino e ve lo ripeterà fino allo sfinimento in "Dentro una scatola", il singolo che ci ha fatto pensare "ma chi è quel produttore suicida che investe soldi per far cantare questo qui"? Eppure lui canta, perché l'ha salvato il rap. Perché lui è un davvero cattivo.
Lo dice la bibbia di Mondo Marcio (al secolo Gianmarco Marcello, nome ancorchè allitterante): Nasce in una città non facile, da una famiglia non facile. Allora ci pensa la strada ad accoglierlo, e lui cresce lì, assieme agli altri fra' e tra mille visite agli assistenti sociali (i fra' sono i fratelli, sono gli amici che, "marci" come lui, condividevano con lui la strada).
E poi, c'era la droga. Da fumare e da vendere.
In una città così, da lui ribattezzata "la città del fumo", una città senza speranza, dove distinguersi è impossibile, dove annullarsi è fin troppo facile, solo la musica poteva salvarlo.
E per fortuna c'era il rap.
Saremmo addirittura disposti a comprarci il cd di questo fantastico rapper solo per sapere chi è quel genio che ha vergato una biografia così devota. Tant'è, per ora ci limitiamo a diffondere il verbo di questo frutto dei sobborghi milanesi in salsa Casadei, direttamente trapiantato in un video che fa nero e fa Harlem, con la pezzuolina in testa, le mani che fanno yò yò un ritmo di sottofondo che sentirete solo al quarto ascolto, ma che sovverte la vostra mente sin dal primo incontro, per farvi vivere in questo Mondo Marcio.
Frà avvisato, mezzo salvato. Yò frà!
- Venerdì 27 gennaio
Dalle 14 TRL piazza Duomo - MIlano
Dalle 18 Messaggerie Musicali - Milano
In serata al Rolling Stone per lo showcase
- Venerdì 10 febbraio, orario da stabilire - Sabato 11 febbraio, ora da stabilire - Venerdì 17 febbraio, dalle 18 · Special Thanks: www.mondomarcio.it
Roma Messaggerie Musicali
Napoli Feltrinelli
Milano Feltrinelli Piazza Piemonte

::: BUONE FESTE DALLA REDAZIONE DI CURVA OTTICA :::
(torniamo torniamo, non vi preoccupate...)

::: La birreria fuori dal tempo e le opinioni a confronto :::
( degustazione suggerita: birra Peroni o per chi preferisce vino, un ottimo Gewürztraminer )
Cari pazienti lettori, inauguriamo oggi un'altra rubrica di questo blog. Non siamo puntuali con le scadenze, ce ne scusiamo, speriamo però che valga la pena aspettare e centellinare le nostre proposte. Visto che molto spesso siamo in giro per locali, abbiamo pensato di unire l'utile al dilettevole, e raccontarvi sia com'è il locale, sia farvi confrontare il punto di vista di Ataru con quello di Noeyalin. Una sorta di esercizio non solo di stile, ma anche di visione del mondo. Insomma da una mangiata alla psicanalisi, il passo è più breve di quello che si pensi.
La Redazione di Curva Ottica.
SECONDO ATARU
Roma. Nove di sera. Interno di una delle birrerie storiche della capitale: la birreria Peroni. Chiamami Peroni, sarò la tua bionda. A dir la verità le due gemelle che conducono il locale, legittime eredi della famiglia di mastri birrai più famosa d'Italia, non sono bionde. Diciamo anzi che sono piuttosto canute. I tavoli sono semplici, ti fanno pensare alla casa della nonna. E non è un caso che mia nonna abitasse proprio nel palazzo accanto. Tovaglie a quadretti rossi, mobili accumulati tra i primi novecento e gli anni cinquanta, atmosfera che rende bene l'idea del tipo di menù delle gemelle. Tradizione romana alternata a prelibati piatti tirolesi, tipo il gulasch. La Noe è prima perplessa, poi accattivata dalla gentilezza di una delle due donnine, quella che serve ai tavoli. L'altra, più burbera, è in cucina. La cucina è una cucina normale. Non quella di un ristorante. Sono in due, non hanno bisogno di nessun altro. C'è da dire che io sono qui per i wurstel austriaci, tedeschi, tirolesi o quello che sono. Essi mi aspettano e io non posso davvero deluderli. Ma prima, pane di segale e zuppa d'orzo, altro che i cereali del Mulino Bianco. Persino il cucchiaio di plastica trasparente nella formaggiera mi ricorda l'infanzia. La signora insiste per portare un piatto pulito alla Noe, e sia, zuppa per tutti. Poi i miei due weiss-wurstel, quelli chiari, aromatizzati alle erbe, con patatine al forno. Sapori di Berlino e torno felicemente indietro di dieci mesi, in quel bistrot tipicamente tedesco, un pranzo consumato quasi alle cinque di pomeriggio, molto a Est e poco a Ovest. La Noe alle prese con la specialità della casa, la scaloppa all'arancia. E' squisita, è, come spoetizzo io, un pollo al limone cinese, più buono all'ennesima potenza. E intanto innaffio tutto con la birra di casa, la Nastro Azzurro, che qui sembra più buona, o forse lo è davvero. E mentre notiamo i primi addobbi natalizi, arriva anche la torta di cioccolato fondente e nocciole. Artigianale quanto divina, quanto anche un po' pesantuccia. Limoncello offerto. Servizio da pascià, sorrisi gratuiti e genuini, prezzo assolutamente modico. Questa è la favola di un posto senza tempo. Seguirà spostamento e ispiratissima sfida a stecca.
SECONDO NOEYALIN
(atmosfere che manco Dickens) Era una sera buia e fredda. Nella landa deserta di gente un calore caldo veniva da una Birreria. Rifugiarsi dentro fu un attimo, che in realtà non ci si era capitati poi tanto per caso: dopo aver spulciato qualche situzzo “giusto” e aver scartato tutta una serie di ristoranti e locali, facendo una panoramica ideale sulla cucina mondiale e quanto ci offriva, la dolce tre quarti s’era fatta venir voglia di cibo tirolese. L’assecondai. Stanca e infreddolita mi trascinai fino ai quadretti bianchi e rossi d’una tovaglia che ricopriva uno scarno tavolinetto di legno. Tentai d’indovinare e schivare quella delle due sorelle – padrone della storica Birreria – che Ataru mi aveva detto essere un’arpia. Intanto lui snocciolava aneddoti su aneddoti: insomma, quel suo modo di sbrodolare parole, che di solito io mi risveglio quando assume un tono interrogativo e tremo all’idea che m’abbia fatto una qualche domanda che certamente non ho sentito. Piccola e infreddolita com’ero, con lui che raccontava della nonna e di quando era bambino (mi pare che parlasse di questo, ma non ne sono certa…magari parlava della nonna del suo vicino di casa che è ancora un bambino e gli rompe le scatole perché sa che lui i bambini non li sopporta), pensavo solo alla mamma. Sì, perché io adoro l’indipendenza dello stare da sola, ma ci sono delle sere che vorrei tanto arrivare a casa e trovarci la mamma. Magari intenta ai fornelli.
Per fortuna ci toccò in sorte la sorella buona, che ogni volta che ci serviva le portate diceva grazie lei, che si preoccupava perché io non avevo preso il primo e aveva insistito per portarmi un piatto e un cucchiaio per defraudare Ataru della metà della sua bella zuppa d’orzo. In effetti, fu sufficiente un assaggino per sentire quel sapore di mamma. Non che io dia morsi a mia madre, ma quel sapore che poco ha a che fare con gli artifici alimentari dei ristoranti normali. Insomma…in quel legno scuro, con i vecchi poster pubblicitari della Birra alle pareti - tra cui rinvenni anche stelle a 5 punte, che da quando ho letto Dan Brown non son più la stessa – lo stomaco si rincuorò, il cuore mangiò aria di casa e sera tranquilla. Riuscimmo nella notte buia per andare a giocare la nostra miglior partita di biliardo. Sarà stata la birra che non bevvi.
(Questo post è stato scritto unicamente per far uso smodato di un tempo ch’io amo molto, il passato remoto.)
La AtaNat Killers s.p.a.
presenta

Tanto per rimanere in linea con la nostra filosofia Albano&Romina™, ci teniamo a condividere con il nostro amato pubblico un panino e un bicchiere di vino….ehm…no, scusate, mi sono distratta. Dicevo: ci teniamo a condividere con voi i nostri più reconditi pensieri, carichi d’amore e d’armonia. Ecco qui un utilissimo ottalogo (non volevamo strafare, quindi abbiamo rinunciato al decalogo) delle felici intuizioni dell’uno e dell’altra in merito ad un argomento che è spesso oggetto dei nostri discorsi da innamorati. Ecco a voi
::: Otto modi per ucciderlo/la (o fargli molto male) :::
( degustazione suggerita: Corvo rosso, perchè nel nome evoca un'iconografia noir - e anche western- , nel colore il rosso scuro del sangue, nei fatti un ottimo vino - da scioglierci dentro un po' di veleno, all'occorrenza )
Quattro per lui e quattro per lei. Chè qui vige la parità dei sessi. Senza esclusione di colpi, s’intende.
PER LUI
MODALITA' FRITTATA: Camminando sul marciapiede, con la scusa che sennò potrebbero scipparvi la borsa, farlo mettere da lato della strada. Non appena si intravede all'orizzonte un fuoristrada (ma va bene anche una panda, a seconda della stazza della vittima), spingerlo in modo distratto, ma deciso, di sotto.
MODALITA' ARROSTO 1: Organizzare una cenetta romantica e chiedergli dolcemente di accendere le candele. Non è una soluzione definitiva, ma come piccola lezione va benissimo. Perché le ustioni saranno inevitabili: non si è accorto che avete precedentemente tagliato lo stoppino. Visto che è troppo impegnato a divertirsi facendo sciogliere la cera.
MODALITA' ARROSTO 2: Quando lo vedete con la sigaretta in bocca, prendere l'abitudine di togliergli l'accendino di mano e accendere al posto suo. Un gesto carico di fascino, penserà lui. Fin quando non gli brucerete le sopracciglia perché – ops!- avete inavvertitamente regolato al massimo la fiamma.
MODALITA' "OGNUNO HA LE PROPRIE IDEE": Portarlo a pranzo dai genitori. Entrambi sindacalisti. Rigorosamente ex-Dc. Se vostro padre è stato metalmeccanico/sindacalista per 30 anni è meglio (son quelli più arrabbiati). Far cadere la conversazione sulla politica. Convinto delle sue idee non potrà fare a meno di ammettere che alle ultime elezioni:
a) non ha votato
b) ha votato per Rifondazione Comunista
c) ha votato per Berlusconi
In ogni caso, è spacciato. Si ritroverà con la ciotola degli spaghetti in testa, presto lanciata dalla mamma, e con il babbino che lo guarda scuro in volto. Il che non fa presagire niente di buono.
PER LEI
MODALITA’ APE PIAGGIO: di realizzazione non proprio semplice, è però estremamente efficace. Individuate un’Ape Piaggio carica di vecchi elettrodomestici e pensili da cucina. Assicuratevi anche che nei dintorni ci siano un paio di rigattieri napoletani imbranati che caricano le ultime suppellettili sull’affaticato mezzo di locomozione, facendolo ondeggiare paurosamente. Dovrete poi soltanto darle un motivo di foga. Ha fame? Lì accanto c’è un ottimo Burger King. Ha voglia di fare shopping? Nei pressi del marciapiede ove l’Ape oscilla, c’è Zara, tre piani di universo femminile dalla testa ai piedi. Il gioco è fatto. Aspettate soltanto il momento giusto, lasciatela passare lì davanti e i maldestri napoletani, muniti di Ape traballante e fornelli a gas, faranno il resto.
MODALITA’ BUONANOTTE: siete nel bel mezzo di un saluto romantico, ma lei vi chiede di infilarle il pigiama. E’ il momento giusto. Dopo averle infilato i pantaloni ed averla distratta facendole fare matte risate, passate alla maglia. Cominciate dalla testa, e intanto bloccate le sue braccia con la scusa che sennò le maniche non entrano. Insistete con la maglia su naso e bocca. Ora potete soffocarla. E buonanotte.
MODALITA’ ALESSANDRO VOLTA: questa è un po’ costosa, ma potete approfittare di qualche ricorrenza particolare, tanto poi magari il regalo potrete comodamente riportarvelo via. Regalatele un oggetto tecnologico, ad esempio un bel lettore dvd. Siate cortesi e cavalieri, dite che la aiuterete a collegare tutti i fili, i cavi e le SCART e aggiungete “anche perché sennò tu potresti fare casino”. Avrete così solleticato il suo ego femminile: lei vi dirà che è capace anche da sola e che non ha bisogno di un misogìno come voi. Ergo, potrete tranquillamente stare a guardare le operazioni di collegamento. E le scariche elettriche che subirà la poverina - che in barba alle istruzioni - sbaglierà tutti gli attacchi dei cavi.
MODALITA’ ALEXANDER: prende il nome dalla sedia di Ikea ® illustrata a fianco. Siete al buio, magari sul letto, rilassati, sembra impossibile che possiate inventarvi qualcosa. Eppure…
Sistemate con cura la sedia, che ha le gambe in acciaio, in corridoio. Mettetela di profilo, come sta di solito, ma più sporgente. Poi, inventate una scusa, chessò: amore, hai dimenticato le chiavi fuori dalla porta di casa! Lei scatterà dal letto, senza curarsi di infilare le pantofole, si involerà al buio verso la porta di casa, passando ovviamente dal corridoio. E la zampa posteriore della vostra Alexander, si porrà esattamente tra due dita del piedino della fanciulla. Urla e dolore lancinante, saranno nulla in confronto all’inattività dei dieci giorni successivi. Niente stressanti passeggiate, lei a letto presto. A voi resta solo da decidere se è meglio una birra o la Playstation.
ps. vuoi ucciderlo/la in modo originale e blogghicamente trendy? Rivolgiti alla AtaNat Killers s.p.a.
blogtrotters
come uccidere lui o lei
curva ad arte
frasi celebri
manifesto ottico
nel piatto
noi ve lavevamo detto
serate diverse
onde sismiche rilevate:
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